12 luglio 2013 Francesca Forani

Figli nativi digitali e genitori analogici

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La tribù dei “nativi digitali” trascorre 10.000 ore a giocare con i videogames, scambia circa 200.000 mail, parla 10.000 ore al cellulare, passa davanti alla tv 20.000 ore, vede 500.000 spot, e dedica alla lettura solamente 5.000 ore.

In questo panorama multimediale, i genitori devono necessariamente imparare un nuovo linguaggio e nuovi metodi per relazionarsi con i figli al fine di conquistare l’agognato titolo di “immigrati digitali”.

Ecco l’identikit del nativo digitale: parla una lingua diversa; abita un ambiente mediale complesso; ha un cervello con abilità cognitive differenti da quelle dei propri genitori.

Nella sua vita la rete assume una posizione centrale e viene intesa come spazio presidiato da difendere dalle intrusioni e dalle insidie dei genitori.

Dicono gli esperti che ai nativi digitali manchi la percezione del rischio di navigare in rete, perché la tecnologia che utilizzano è percepita come scontata,  semplice e sempre esistita.

Nell’era del web 2.0, l’interazione tra utente e rete è massima attraverso i blog, i forum, le chat, wiki, le piattaforme di condivisione di media come Flickr,YouTube ed i social network  come Facebook, Twitter e Myspace..

Ma i nativi digitali sono in grado di utilizzarli correttamente? Sanno chi è responsabile di ciò che si scrive e si diffonde in rete?

I genitori e gli insegnanti devono introdurli alla “netiquette”, ovvero al rispetto delle regole comportamentali nel rapporto con gli altri utenti  e responsabilizzarli in merito ai contenuti immessi nella rete.

E’ importante far capire che internet non dimentica nulla, che tutto è tracciato e che ciò che si fa on line ha una conseguenza reale.

Ognuno è responsabile di quello che personalmente scrive e  intenzionalmente diffonde.

Il tentativo di addossare la responsabilità dei contenuti on line in capo ad un host o ad un content provider è stato osteggiato dalla giurisprudenza in alcune recenti pronunce, tra cui la sentenza n. 8611 del 27 febbraio 2013 della Corte d’Appello di Milano.

Il provider, infatti, non è in grado di procedere ad una efficace verifica preventiva di tutto il materiale immesso dagli utenti, pertanto l’unico responsabile dei contenuti è il cosiddetto uploader, cioè colui che carica il video o l’informazione on line.

Morale della favola:  i  nativi digitali vanno educati e non repressi.

Altrimenti  il pericolo di una involuzione globale ci trasformerà tutti in una massa informe di trogloditi digitali ed allora si potrà affermare con certezza che qualcosa è andato veramente storto!

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Comments (2)

  1. Angelica

    E’ importante che si faccia educazione soprattutto tra gli insegnanti che hanno più autorevolezza presso i nostri figli e che spesso sono riluttanti a modificare i loro metodi di insegnamento. Noi genitori poi non dovremmo remare contro, ma collaborare con gli insegnanti per offrire ai nostri figli indicazioni chiare e univoche.

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