13 giugno 2013 Francesca Forani

Quando i santi non bastano

vignetta, mano che tiene per i piedi un uomo dalle cui tasche escono soldi“Sant’Agnese aiutami a compilare la nota spese!” “San Faustino dove ho messo lo scontrino!” “San Giuda  non ho  la ricevuta!” “San Gastone fammi capire  la detrazione !”

Quando non sappiamo più a quale santo rivolgerci, l’unico rimedio  è ricorrere a Santa Rita, la Santa delle grazie impossibili.

Ma per evitare di vivere con angoscia l’appuntamento annuale con la dichiarazione dei redditi , basterebbe essere un po’ più informati sulle spese che possiamo detrarre.

La legge (D.P.R. n. 917 del 1986, art. 10, comma 1, lett. c) consente ai  coniugi separati  o divorziati di detrarre dal reddito gli assegni periodici corrisposti all’ex coniuge, ad esclusione di quelli destinati al mantenimento dei figli, in conseguenza di separazione legale ed effettiva, di scioglimento o annullamento del matrimonio o di cessazione dei suoi effetti civili, nella misura in cui risultano da provvedimenti dell’autorità giudiziaria.

Ovviamente bisogna rispettare alcune condizioni affinché la deduzione possa avvenire correttamente.

Innanzi tutto l’assegno deve essere versato a favore dell’ex coniuge, perchè l’assegno versato esclusivamente a titolo di contributo per il mantenimento dei figli non è deducibile.

Se il giudice nel provvedimento non distingue la quota assegnata all’ex coniuge da quella riservata ai figli, l’assegno si considera per il 50% a favore del primo e per l’altro 50% a favore dei secondi.

Inoltre, non dobbiamo dimenticare che le somme  erogate  spontaneamente o in base ad un accordo privato  tra  ex coniugi non sono deducibili, così come non sono deducibili le maggiori somme corrisposte a seguito dell’adeguamento ISTAT dell’assegno di mantenimento, se tale adeguamento non sia stato disposto dal giudice.

Altro elemento da non sottovalutare è la periodicità dell’erogazione dell’assegno,che conferisce  natura reddituale  a quest’ultimo.

L’assegno di divorzio corrisposto, su accordo delle parti, in unica soluzione, ai sensi della L. n. 898 del 1970, art. 5, comma 4, non è qualificabile come reddito imponibile ai fini Irpef e quindi non è deducibile.

Gli importi erogati una tantum, infatti, sono qualificabili come transazione e non come redditi, quindi non tassabili e conseguentemente non deducibili.

La Corte di Cassazione ha recentemente affermato che sono deducibili dal reddito complessivo Irpef le spese che riguardano l’immobile di abitazione dell’ex coniuge se stabilito dal giudice nel provvedimento che statuisce sui rapporti patrimoniali emesso in sede di separazione legale.

E le spese per assicurare al coniuge la disponibilità di un alloggio costituiscono un contributo per il di lui mantenimento, ai sensi dell’art. 156 c.c.. In quanto la disponibilità di un’abitazione costituisce elemento essenziale per la vita di un soggetto […] Il contributo – casa è inoltre periodico, e corrisposto al coniuge stesso; inoltre è determinato dal giudice, sia pur “per relationem” a quanto risulta da elementi certi e conoscibili. Resta inteso che, ai sensi del D.P.R. n. 42 del 1988, art. 3, ove l’appartamento sia a disposizione della moglie e dei figli, la detrazione è limitata alla metà delle spese.” (Corte di Cassazione, ordinanza 24 maggio 2013 , n.13029)

Si sa che  quando  l’amore finisce conta il portafoglio.

La formula  corretta è la seguente:  detrarre orgoglio e  rabbia dai sentimenti feriti, concedere un assegno di mantenimento più cospicuo alla propria ex moglie, risultato: maggiori detrazioni fiscali  e più  reddito nelle nostre tasche.

 

 

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Comment (1)

  1. pietro lamanna

    SONO SEPARATO CONSENSUALMENTE CON RELATIVO ACCORDO ECONOMICO,LA MIA EX PERCEPIVA ASSEGNO SOCIALE PERCHè NON AVENTE REDDITO ,NEL
    MOMENTO CHE LE VERSERO’ LA QUOTA PER COME D’ACCORDO PERDERA’ LO
    ASSEGNO SOCIALE E LA QUOTA SARA’TASSABILE

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