7 giugno 2013 Francesca Forani

E io pago!

finance-role“Sempre per strada a consumare le scarpe. E io pago e io pago!”, diceva Totò  nel film 47 morto che parla, quando venne a sapere dal maggiordomo che il figlio Gastone non era in casa ma in giro per il paese.

Oggi è più probabile sentire questa espressione: E io non pago!

Sempre più spesso a pronunciarla sono i genitori non affidatari, o meglio, non collocatari  che devono contribuire al mantenimento, alla cura, all’istruzione e all’educazione dei figli.

Si sa che, nel caso di crisi familiare con conseguente separazione e divorzio, i doveri dei genitori di mantenere i figli minorenni o maggiorenni non autosufficienti permangono.

Solitamente il Giudice, nell’emissione dei provvedimenti che riguardano i figli della coppia separanda, prevede l’obbligo di corrispondere un assegno mensile in favore del genitore collocatario dei figli ed un ulteriore onere di contribuzione agli esborsi per le spese cosiddette straordinarie.

Ma la distinzione  tra spese ordinarie e spese straordinarie non è chiara.

Non esiste, infatti, alcuna disposizione di legge che le elenchi e le qualifichi in modo preciso e dettagliato, e la conseguente assenza di tale individuazione è foriera di  crescente conflittualità tra i genitori.

E’ il Giudice a dover provvedere, in modo  specifico, alla elencazione delle suddette spese  quando sorgono contrasti  tra i genitori.

Alle spese ordinarie il genitore non collocatario provvede mediante la corresponsione dell’assegno periodico mensile, mentre per le spese straordinarie, intese come esborsi  imprevedibili e non quantificabili in anticipo e generalmente non di lieve entità, la loro assunzione dovrebbe essere decisa di comune accordo tra i genitori e nel maggior interesse dei figli.

Una recente pronuncia della Suprema Corte evidenzia che “L’affidamento congiunto […] presuppone un’attiva collaborazione [dei genitori] nell’elaborazione e nella realizzazione del progetto educativo comune, imponendo pertanto, nell’accertamento della paternità delle singole decisioni, quanto meno di quelle più importanti, la verifica che le stesse sono state assunte sulla base di effettive consultazioni tra i genitori, e quindi con il consapevole contributo di ciascuno di essi. Ne discende che la parte la quale richieda il rimborso di spese sostenute per il minore, al fine dell’accoglimento della domanda, ha l’onere di fornire la prova di aver provveduto a consultare preventivamente l’ex coniuge, al fine di ottenere il consenso all’atto […]“ (Corte Cass., n. 10174, 20 giugno 2012).

Generalmente sono considerate spese ordinarie l’acquisto dei libri scolastici, di materiali di cancelleria, l’abbigliamento per lo svolgimento di attività sportive a scuola, la quota di iscrizione alle gite scolastiche, la spesa relativa alla mensa e tutte quelle spese inerenti la formazione universitaria, mentre nel novero delle spese straordinarie rientrano i viaggi studi all’estero, le ripetizioni scolastiche e gli sport.

Anche le spese mediche vengono suddivise in ordinarie e straordinarie: rientrano nella prima categoria tutte le visite pediatriche, l’acquisto dei medicinali da banco, le visite di controllo di routine, mentre si considerano straordinarie le somme erogate per i trattamenti fisioterapici in seguito ad infortunio o incidente, occhiali, apparecchi ortodontici, trattamenti psicoterapeutici e interventi chirurgici non prevedibili.

Anche il  fatidico motorino ed il computer sono da considerarsi spese straordinarie, così come le somme necessarie per  conseguire la patente e per pagare le relative multe per infrazione del codice della strada.

Ma è proprio vero che il sorriso di un figlio ripaga di tutti i sacrifici?

Oggi, il mito dei figli quale bene più prezioso e gioia ineguagliabile si sta concretamente trasformando in bene più costoso e gioia irraggiungibile!

Vedi anche art. “Gli assegni della discordia“.

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