24 maggio 2013 Francesca Forani

Quando il troppo stroppia

famiglia Orazio Flacco lo aveva espresso così: ”est modus in rebus”, il noto proverbio popolare con il più semplice ed immediato “il troppo stroppia“, ma entrambi evidenziano che in tutte le cose occorre una giusta misura di comportamento.

Anche l’amore di una madre verso il proprio figlio deve essere equilibrato e misurato. Essere una madre iperprotettiva può determinare una condanna per il reato di maltrattamenti.

Il prefisso verbale iper nell’ambito del verbo proteggere assume un’eccezione tendenzialmente negativa, soprattutto quando nei confronti del minore vengono posti in essere atteggiamenti qualificati come “eccesso di accudienza” e “deprivazioni sociali e psicologiche”.

La Cassazione Penale con sentenza n. 36503 del 10 ottobre 2011 ha confermato la condanna ad una madre che insieme al nonno aveva allevato il figlio in modo iperprotettivo, isolandolo in casa, impedendogli i rapporti con il padre e con i coetanei.

La Suprema Corte ha valutato le condotte della madre e del nonno “idonee a ritardare gravemente lo sviluppo psicologico relazionale (con i coetanei e la figura paterna), quindi iperprotezione e ipercura costituiscono a tutti gli effetti un reato di maltrattamenti specie se il risultato delle eccessive attenzioni è quello di provocare un danno alla integrità fisica e psichica del minore”.

Il problema evidenziato dalla vicenda in esame è sempre lo stesso, ovvero cosa sia la capacità genitoriale. Per Winnicot, noto pediatra e psicoanalista inglese, il concetto di capacità genitoriale significa  permettere ai figli di crescere ed imparare ad arrangiarsi da soli.

Infatti è solo favorendo l’autonomia del figlio, aiutandolo nella realizzazione di un proprio progetto di vita e nelle assunzioni delle responsabilità di adulto, che si eviterà il cosiddetto fenomeno dell’adolescenza prolungata.

Una madre iperprotettiva diventerà una madre invadente, petulante ed asfissiante  come quella descritta da Woody Allen nell’episodio intitolato Edipo Relitto nel film New York Stories. Solo il sortilegio del mago Shandu salverà  la vita al figlio cinquantenne avvocato e bamboccione.

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