20 maggio 2013 Francesca Forani

Skype vs. PAS

foto di bambina dentro uno schermoNon stiamo parlando di tornei calcistici che vedono contrapposte le tifoserie di Skype contro quelle della PAS, ma del noto software di messaggistica istantanea e della cosiddetta Sindrome di Alienazione Parentale, PAS (Parental Alienation Syndrome).

La comparazione di queste due identità disomogenee nasce dall’esigenza di risolvere i sempre più frequenti problemi di affidamento dei figli nelle coppie separate.

Il matrimonio è la prima causa del divorzio – diceva Groucho Marx -, ma il divorzio è la prima causa di stress per  i figli che ricevono meno sostegno emotivo, meno assistenza finanziaria e meno aiuto dai loro genitori.

Questi ultimi, infatti, non riuscendo a superare la crisi personale scatenata dalla separazione, molto spesso riversano sui figli il proprio disagio e la loro ostilità nei confronti dell’altro coniuge, costringendo, consciamente o inconsciamente i propri figli, a compiere una scelta tra i due genitori.

Sebbene non esista un quadro clinico codificato della cosiddetta PAS, essa viene configurata come abuso psicologico che si concretizza nella denigrazione da parte del bambino nei confronti di un genitore.

Il minore distingue tra “genitore buono” e “genitore cattivo” in modo ingiustificato, senza un apparente motivazione ed  evitando qualsiasi tipo di rapporto con il genitore alienato.

E’ evidente che gran parte della responsabilità è da attribuirsi al genitore alienante che crea all’interno dei rapporti genitori/figli un clima rovente e persecutorio.

Affinché gli ex coniugi rimangano genitori e capiscano che non possono divorziare dai loro figli, è necessario che imparino a riconoscersi come tali ed a rispettare i propri ruoli di padre e di madre, cooperando e collaborando per il corretto esercizio della genitorialità.

Originale è la soluzione adottata dal Tribunale di Milano al fine di attenuare la grande conflittualità che aveva caratterizzato una separazione giudiziale.

Per risolvere le resistenze delle figlie ad incontrare fisicamente la madre anche in spazi neutri (in struttura protetta), con ordinanza del 16 aprile 2013 il Presidente del Tribunale di Milano ha disposto l’utilizzo del sistema Skype per facilitare una interazione audiovisiva  madre/figlie.

In particolare, deve ritenersi che una interazione audiovisiva in diretta tra la madre e le figlie (con la presenza nei loro pressi del padre in qualità di ‘mediatore’) realizzata attraverso un collegamento Skype possa consentire una graduale ripresa di un dialogo tra la madre e le figlie, attraverso una percezione visiva ed in voce fatta, sì, di comunicazione (essenzialmente) verbale, ma che al contempo favorisca una ri-abitudine alla gestualità e allo scambio emotivo (foss’anche aspro nei primi tempi) senza quella presenza fisica che le ragazze hanno già dimostrato di non voler (ma meglio sarebbe dire ‘non sapere più’) accettare; tale modalità di frequentazione sembra l’unica, al momento, in grado di ‘preparare’ le figlie ad una ripresa dei rapporti con la madre, in grado di realizzare (sia pure in via eccezionale e provvisoria) una ‘presenza’ ed un confronto propedeutici a futuri incontri“ (Trib. Milano, sez. IX Civ., ordinanza 16 aprile 2013; Pres.,est. Olindo Canali).

Il “Parental control “ ha funzionato, stavolta però come strumento di verifica  della ripresa dei rapporti genitori-figli.

E allora grazie Skype!

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