19 aprile 2013 Francesca Forani

Scendiamo a patti (parte I)

vignetta umoristicaLa prima generazione crea, la seconda conserva e la terza distrugge” recita un vecchio adagio, ma nonostante la crisi e i detti popolari, le aziende familiari italiane sono quelle che producono più redditività.

Non si diventa imprenditori in un giorno!

Occorre un grande impegno per consentire alle nuove generazioni di proseguire con successo l’opera del fondatore e capitano di impresa.

Spesso, la conflittualità che sorge nelle complesse relazioni tra famiglia e impresa (due realtà sovrapposte, ma non coincidenti) rallenta o paralizza il processo evolutivo dell’impresa stessa.

Gli interessi economici e patrimoniali della famiglia ed il contestuale sviluppo dell’impresa devono essere tutelati per tempo, attraverso una corretta gestione del passaggio generazionale.

Nella prassi  avviene che il padre di famiglia, generalmente il fondatore dell’impresa, associ, senza formalità, uno dei figli nella gestione dell’impresa e, poi, dopo un certo periodo, gli ceda senza alcun corrispettivo, né ulteriori formalità, l’intera attività.

E gli altri figli?

L’ipotesi di una sostanziale lesione della quota di legittima si concretizza visibilmente, soprattutto nel caso, purtroppo frequente, in cui l’imprenditore deceduto non lasci alla sua morte altri beni rilevanti.

Una successione imprenditoriale di successo implica  tempestività, ovvero il  titolare di un impresa individuale o il socio di riferimento di un importante società di capitali che voglia individuare il proprio successore nell’attività economica,  dovrebbe farlo quando ancora non se ne sente la necessità.

Nel nostro ordinamento non è consentita la stipulazione di patti successori: pertanto, l’eredità si devolve per legge o per testamento.

Tuttavia la legge n. 55 del 14 febbraio 2006, che ha inserito nel codice civile  sette nuovi articoli (dal 768 bis al 768 octies), ha introdotto un nuovo ed alternativo contratto  denominato patto di famiglia.

Il patto di famiglia è : “… il contratto con cui l’imprenditore trasferisce, in tutto o in parte, l’azienda, e il titolare di partecipazioni societarie trasferisce, in tutto o in parte, le proprie quote, ad uno o più discendenti ...”.

Tale contratto è redatto per atto pubblico, anticipa la futura successione dell’imprenditore e tutela i legittimari (cioè  gli eredi che la legge prevede non possano essere esclusi, come ad esempio il coniuge ed i figli).

Si realizza così un patto successorio lecito stipulato tra l’imprenditore da un lato, e i suoi discendenti, il coniuge e gli altri legittimari dall’altro.

In questo modo, la continuità della gestione dell’impresa familiare viene assicurata  con:

a)  l’individuazione di uno o più discendenti (figli o nipoti) dell’imprenditore, ritenuti più idonei a guidare l’impresa;

b)  il conseguente trasferimento dell’azienda o delle partecipazioni al designato/i;

c)  la liquidazione dei diritti economici dei legittimari ai quali non viene trasferita l’azienda o le partecipazioni.

Utilizzando il patto di famiglia si possono evitare deterioramento e disgregazione dell’azienda  favorendo, invece, la continuità dell’impresa nell’ambito familiare.

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