26 marzo 2013 Elisabetta De Santis

Congedi parentali ad orologeria

bambina con orologio in manoA partire dal 1° gennaio 2013 i congedi parentali si possono utilizzare anche ad ore: in pratica sia mamma sia papà potrebbero, ad esempio, lavorare metà giornata e stare in congedo l’altra metà.

É quanto ha previsto la legge di stabilità, demandando ai contratti collettivi di settore il compito di indicare le modalità di fruizione ed i criteri di calcolo della base oraria.

I congedi parentali spettano, durante i primi otto anni di vita del bambino, ad entrambi i genitori,  lavoratori dipendenti, anche contemporaneamente.

Il periodo di astensione – continuativo o frazionato – non può essere superiore a sei mesi per la madre e a sette per il padre (dieci mesi nel caso di genitore solo), ovvero a dieci mesi in caso di astensioni totale di entrambi i genitori.

Fino ad ora i congedi parentali venivano chiesti anche per periodi frazionati ma con un limite invalicabile che era quello giornaliero, per evitare che si trasformassero in una sorta di lavoro part-time, al quale peraltro il datore di lavoro non poteva (e non può) opporsi.

La possibilità, adesso prevista dalla legge, di fruire del congedo ad ore rappresenta un vantaggio notevole, perché consente di conciliare le esigenze lavorative dei genitori con quelle familiari, senza però incidere troppo sul reddito complessivo.

Durante il periodo di permesso, infatti, al genitore che ne usufruisce spetta un’indennità pari soltanto al 30% della retribuzione, il che comporta una notevole riduzione dello stipendio in caso di assenza dal lavoro per più giorni al mese.

Ulteriore vantaggio è dato dalla maggiore flessibilità e dalla possibilità di distribuire il periodo di congedo spettante in maniera più equilibrata negli anni, in base alle proprie esigenze genitoriali.

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